E Tony Licciardi decise di invertire il viaggio del padre

 

Fra tutte le motivazioni scritte per le aziende vincitrici dell’Italy Canada InvestAward, é quella per la Ikon che io preferisco, forse anche perché rafforza il mio positivo giudizio sugli italo-canadesi di seconda e terza generazione. 

L’investimento della Ikon in Italia, motivo base per  l’assegnazione dell’InvestAward, lo interpreto come un atto di sfida: piú che  dell’azienda, del suo presidente e fondatore, Tony Licciardi.

Licciardi é figlio di un carabiniere, Francesco, che, nel 1964, lasció per amore l’ Italia e l’Arma, trasferendosi a Toronto, dove si sposó  con Ornella.  L’anno dopo nacque Tony.

Come molti connazionali d’origine , Tony é stato confortato e seguito da un solido contesto familiare. A Toronto ha percorso l’intero iter scolastico e iniziato la sua esperienza di lavoro consegnando in bicicletta, prima e dopo la scuola, giornali e depliants.  É  proprio in questa circostanza che ha imparato - sempre nella  corretta e concreta educazione impartita dal papá carabiniere – come il “servizio alla clientela” sia una legge di marketing: allora non poteva ancora conoscerla,   ma in pratica, ne ha visto subito i risultati redditizi: “ guadagnavo  in mance molto di piú di quanto ricavassi per le consegne. La stessa bicicletta me la sono comperata con quel lavoro”. Mai che Tony dimenticasse di coprire i giornali perché non si bagnassero per la pioggia o per la neve; mai che li lasciasse cadere lontano dall’uscio delle case. E,  soprattutto, mai in ritardo !

Nel 1995 Tony decise di invertire il viaggio del padre e andare in Italia, non per vacanze  ma per crearsi una propria attivitá e una nuova vita: direttamente da italiano e non piú di origine. É stato nei primi due anni che Licciardi, quando ancora la Ikon era ben lontana dal nascere,  ha compiuto, si fa per dire , i primi investimenti, bruciando qualcosa come 200 milioni di vecchie lire in situazioni inconcepibili per un semplice italo-canadese agli inizi.  “Eppure” , é lo  stesso Licciardi a dirlo  “sono stati questi primi soldi  a realizzare le basi per il mio primo successo di italiano”.

Dell’ italo-canadese, peró, Tony ha mantenuto intatte le caratteristiche: forse troppo sintetico e semplice da rasentare  l’ingenuitá; ma razionalizzante e concreto sa affrontare ogni frangente della  vita con praticitá, senso del risparmio e rettitudine. 

Con quei 200 milioni di vecchie lire – quanto sarebbe costato un vero e proprio corso di laurea, come lui stesso dice - Tony  ha saputo applicare alla sua nuova vita italiana, tutto quello che da italo-canadese aveva imparato,  creando , nel 2002 la  Medalion , poi, nel 2008, fusa nell’attuale Ikon, che offre consulenze per la promozione e la commercializzazione di prodotti e servizi indirizzati verso piccole e medie imprese italiane.

Nella Ikon, Licciardi ha creato una squadra dove il concetto di collaborazione viene ancor  prima di quello di individualitá e dove l’intento unitario aziendale diventa un elemento vincente su diatribe  e discussioni troppo spesso inconcludenti. Puntualitá e rigore  sono un must imprenditoriale. “Della bontá di questo tipo di struttura ho avuto la prova l’estate scorsa, quando motivi di salute mi hanno tenuto lontano dall’azienda. Al rientro ho accertato  che, anche senza la mia presenza”, non avevamo perso un colpo e tutto era andato avanti alla perfezione. La Ikon ha attualmente una trentina di  dipendenti e moltre sessata agenti distribuiti tra la sede a Roma e otto  filiali dalla Lombardia alla Calabria.

Un altro personaggio con padre carabiniere e mamma a Toronto , con uguale iter scolastico canadese  e simili inizi, sta affermandosi in Italia. Che sia il momento della rivincita in Italia della seconda e terza generazione italo-canadese ?  I Sergio Marchionne e i Tony Licciardi potrebbero non essere  piú soli. (GM)