Parmalat: anima, vitalitá. E Team Italia

Sono molte le aziende che sembrano avere un’ anima, una vitalitá, un modo di essere propri, spesso indipendenti e a prescindere da chi le ha create o gestite. Come Parmalat.

 

Quando approdó in Canada nel 1997, Parmalat produsse un effetto simile ad un sasso nello stagno, sia per il valore dell’investimento, stimato in circa 400 milioni di dollari canadesi, sia per l’obiettivo ambizioso:  rivitalizzare e rilanciare prodotti di prestigiosi marchi canadesi, ma da tempo in forte declino - di qui la necessitá di un salutare intervento esterno. Pur utilizzando nuove tecnologie produttive, strategie di marketing e innovazioni provenienti direttamente dalla Casa madre italiana e giá  sperimentate in diversi altri Paesi, Parmalat sorprese anche per il fatto che, a parte alcune posizioni nevralgiche, ovviamente occupate da manager inviati dalla propria sede parmense, decise di mantenere staff e personale locali. L’ingresso “straniero” , che solitamente si esercita con un’occupazione manageriale, fu morbido, sensibile e rispettoso delle tradizioni canadesi. I risultati furono subito ottimi.

 

Giá dopo pochi mesi, Parmalat entra di fatto nella storia di Team Italia, che associazione non era ancora. Infatti nella primavera del 1998 proposi ad Alberto Ferraris, il manager-Parmalat inviato in Canada per gestire l’operazione acquisizione, l’istituzione di un sodalizio che raggruppasse e accogliesse i dirigenti di aziende italiane inviati in missione all’estero, il piú delle volte senza alcun preavviso o preparazione, e favorirli nella conoscenza e nell’inserimento in un nuovo paese, sterminato come é il Canada. Ferraris, che proprio da qualche mese stava vivendo quel delicato momento, condivise immediatamente l’idea e l’appoggió. Lo stesso fece Gennaro Stammati, allora presidente della Banca Commerciale Italiana, anche lui reduce da una simile esperienza. Fu cosí che,  dopo qualche mese di intensa preparazione, la sera del 9 dicembre dello stesso anno fondammo formalmente Team Italia,  con l’ambasciatore Roberto Nigido presidente onorario, Gennaro Stammati presidente associativo, io segretario generale,  senza peró Alberto Ferraris: era stato inviato, il mese prima, in Australia per gestire una nuova operazione Parmalat ! 

 

Anche il premio InvestAward nacque con l’idea di premiare Parmalat, nell’estate 2003. Contattammo i vertici della societá in Italia. Non ricevendo risposte, ci decidemmo a favore di un’altra azienda che avesse investito in Canada: e scegliemmo Mapei.  Ma come, pensammo, Parmalat ha cosí presto dimenticato Team Italia ? Dovemmo attendere solo un paio di mesi per capire che sotto questo rifiuto c’era ben altro.

 

Difatti, improvvisamente e inaspettatamente, in autunno si venne addirittura a sapere del crollo della Casa madre: un crollo clamoroso per il modo e la planetarietá, tanti erano gli interessi e numerose le sue propagazioni  aziendali nel mondo.

 

É a questo punto che Parmalat mostra anima e vitalitá, virtu’ proprie, indipendentemente dai suoi fondatori. Risorge, come l’araba fenice. E si ritrova dei nuovi padri, che la registrano con un nuovo documento di nascita: primo ottobre 2005.

 

Nel frattempo, in Canada, i consumatori non sembrano avvertire l’effetto del nuovo sasso nello stagno.  Evidentemente, le tecnologie, le strategie di marketing,  le innovazioni precedentemente implementate erano non solo valide ma anche salde. La “nuova” Parmalat dimostra ampiamente di soddisfare il mercato con successo, come se le drammatiche vicende non l’ avessero toccata. Per necessitá temporanea accetta, é vero,  immissioni di fondi da istituzioni canadesi, ma li restituisce a chi di dovere, ad ogni scadenza.

 

Nel corso dei suoi dieci anni in Canada, Parmalat ha investito qualcosa come 880 milioni di dollari canadesi. L’InvestAward, che pensavamo gli spettasse nel 2003, lo merita ancor di piú in questo 2007 . Aldilá dei tanti milioni investiti, Team Italia e l’ICE, nel motivare l’assegnazione, hanno inteso riconoscere il prezioso lavoro svolto da tutte le persone e i manager dell’azienda e per come essi hanno saputo ricostruire una Parmalat, nuova, addirittura piú tonica e competitiva, rimasta per giunta, orgogliosamente, interamente italiana. 

 

Giuseppe Mancini