La fabbrica del cioccolato esiste
davvero. Non si trova a Monaco, dove venne girato il cult movie di Mel Stuart
(Willy Wonka and the Chocolate Factory, 1971), ma a Brantford, in Ontario, ad
un'ora e mezza di auto da Toronto. Qui sta nascendo il nuovo complesso
industriale del gruppo Ferrero, l'azienda di Alba leader nel settore alimentare.
I lavori dovrebbero terminare entro la fine di febbraio: una superficie di 900
mila piedi per un investimento che sfiora i 300 milioni di dollari. Si tratta
del primo insediamento produttivo in area Nafta, l'unico di tutto il Nordamerica.
Brantford è solo l'ultimo passo di una parabola evolutiva partita negli anni
Settanta con l'esportazione di Nutella e Tic Tac, due grandi classici del
portafoglio aziendale, e proseguita grazie ad una fitta rete di distributori
disseminati per tutto il Canada.
Forte del successo riscontrato negli anni Ottanta da Rocher e Kinder Sorpresa,
il gruppo ha aumentato gli investimenti pubblicitari e ha progressivamente
sviluppato le proprie strutture di vendita, giungendo ad un modello misto
composto da rappresentanti broker e venditori Ferrero. La struttura aziendale si
è via via consolidata includendo funzioni di logistica, marketing e risorse
umane.
Oggi il ramo canadese del gruppo conta 150 dipendenti. L'impianto di Brantford
darà lavoro a 650 persone: numeri destinati a raddoppiare nel corso del prossimo
biennio.
L'obiettivo dichiarato è quello di raggiungere la piena capacità produttiva nel
giro di novanta giorni, per coprire il mercato Nordamericano in tempo per il
Natale 2006.
La scelta di Brantford non è casuale. Ottantamila abitanti, a metà strada tra
Toronto e il confine con lo stato di New York, la cittadina dell'Ontario sta
rapidamente diventando uno dei poli logistici più importanti del Paese.
Venticinque anni fa, la chiusura di due grandi industrie manifatturiere
dell'area aveva fatto salire il tasso di disoccupazione al 24 per cento.
Oggi Brantford è un marchio in grado di attrarre gli investimenti di numerose
compagnie grazie ad una politica di incentivi ed agevolazioni. Con un occhio di
riguardo per il settore alimentare: Western Waffle, Maidstone Bakery e Tim
Horton sono già della partita. «Anche se l'economia finisse in un cestino dei
rifiuti, le persone dovrebbero comunque comprare da mangiare. E quando la gente
è depressa compra la cioccolata», dice Mike Hancock, primo cittadino, che al
nuovo stabilimento ha intitolato persino una strada, Ferrero Boulevard.
Dall'impianto canadese usciranno per
il momento solo Rocher, il 75 per cento dell'output è destinato a Messico e
Stati Uniti, ma sono allo studio nuovi prodotti per il mercato Usa, dove Kinder
Sorpresa non può essere commercializzato (le leggi di numerosi stati impediscono
di inserire giocattoli nei generi alimentari).
Intanto fiorisce la schiera di aziende che completerà la catena produttiva. «Una
società come la nostra porterà effetti profondi sull'economia locale - ha detto
Franco Veglio, direttore di Ferrero Canada - stiamo creando un grande giro di
indotto. Ma è normale: in meno di due anni, con i nostri cioccolatini potremmo
riempirci il Colosseo».